6 regole per conservare bene l’olio extravergine d’oliva

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Quali sono le cose da non fare a casa per evitare di rovinare l’olio extravergine di oliva e conservarlo integro più a lungo possibile?

  • Non tenere la bottiglia di olio extravergine d’oliva alla luce.

Uno dei principali nemici dell’olio extravergine di oliva è la luce: se esposto ad essa, si incorre in un processo chiamato fotossidazione e l’olio si rovina in pochissimo tempo.
È il motivo per il quale nella maggior parte dei casi troviamo l’olio in bottiglie scure, per cercare in qualche modo di proteggerlo almeno un pochino.
L’ideale, come abbiamo già detto nella diretta sull’olio extravergine d’oliva sarebbe acquistare l’olio in contenitori completamente riparati dalla luce, come lattine, bottiglie verniciate o inserite all’interno di astucci protettivi, bag in box o contenitori in tetrapack.
E a casa? Se la bottiglia o la nostra oliera è in vetro (chiaro o scuro) teniamola all’interno di uno stipetto, mai vicino a…?
Leggi il punto seguente!


  • Non tenere l’olio extravergine vicino a fonti di calore o al freddo.

Teniamo la bottiglia all’interno di uno stipetto, mai vicino ai fornelli!
La temperatura, troppo alta o troppo bassa, è un altro dei terribili nemici del nostro buon olio extravergine d’oliva.
L’olio extravergine d’oliva infatti segue delle temperature diverse da quelle dell’acqua: consideriamo per esempio che la temperatura di congelamento non è zero gradi, ma 4°C.
La temperatura ideale di conservazione dell’olio extravergine è tra i 16°C e i 18°C, diciamo che a temperatura ambiente va benissimo.


  • Evitare sblazi termici.

A volte le abitudini, il “si è sempre fatto così”, sono la nostra rovina: una di queste è comprare molto olio per fare una scorta, magari non filtrato, e farlo raffreddare (o addirittura congelare) per poi riscaldarlo, accelerando così il processo di sedimentazione.
Non si può commettere errore più grande!
Questo processo distrugge tutte le molecole benefiche dell’olio extravergine e lo trasforma in un olio che addirittura è meglio non usare!


  • Non acquistare scorte di olio non filtrato (grezzo, torbido…).

L’olio evo non filtrato, chiamato spesso olio grezzo, olio torbido oppure olio artigianale, si differenzia dall’olio extravergine di oliva filtrato mettendolo controluce: uno è torbido, l’altro invece è brillante, “trasparente”.
L’olio extravergine non filtrato non è più buono, non è più naturale, non è più artigianale di un olio filtrato!
Anzi, è un olio che ci può creare molti problemi di conservazione: le microparticelle presenti nell’olio non filtrato infatti sedimentano, cioè si depositano sul fondo del contenitore per effetto della gravità, creando quella che comunemente viene chiamata posa.
La maggior parte di noi però non sa che la posa fermenta, se lo teniamo in un luogo più caldo.
Questo processo di fermentazione va ad intaccare le sostanze benefiche dell’olio extravergine di oliva e genera un terribile odore chiamato Morchia, al quale però molti, purtroppo, sono abituati.
Quindi è consigliabile acquistare qualche bottiglia di olio extravergine d’oliva non filtrato e fare una scorta di olio extravergine di oliva filtrato.


  • Non aprire la lattina da 5 litri senza travasarla tutta.

Il terzo nemico del nostro olio extravergine e nemico di gran parte degli alimenti è l’ossigeno.
Immaginiamo quindi la nostra lattina da 5 litri: la apriamo, mettiamo nell’oliera l’olio che ci serve e la richiudiamo.
Al posto dell’olio che abbiamo tolto è entrata aria, quindi ossigeno, che inizia a reagire con le molecole dell’olio.
Finisce di nuovo l’olio nell’oliera e noi riprendiamo la nostra lattina da 5 e ne versiamo un altro po’: abbiamo tolto altro olio, è entrato altro ossigeno che reagirà con un quantitativo ancora minore di olio.
Più olio togliamo, più ossigeno entra, più l’olio rimasto nella lattina si rovina velocemente.
Come ce ne accorgiamo? L’olio che travaseremo alla fine sarà più dolce dell’olio travasato all’apertura della lattina, perché le molecole antiossidanti e benefiche, che ci donano le note amaro e piccante in bocca, si sono rovinate.
All’apertura della lattina, quindi, è conveniente svuotarla tutta in 5 bottiglie da un litro, in modo da ridurre al minimo il contatto dell’olio con l’ossigeno: ogni bottiglia sarà uguale all’altra sia nei profumi sia al gusto!


  • Non rabboccare l’oliera senza lavarla.

Questa è una cattiva abitudine che abbiamo un po’ tutti: rimettiamo sempre l’olio nell’oliera o nella bottiglia senza mai lavarla.
Eppure l’olio è un alimento, come la carne o il formaggio: quando grattugiamo il Parmigiano laviamo subito la grattugia, se posiamo un panetto di burro su un piatto lo sciacquiamo, insomma se le nostre stoviglie vengono a contatto con un alimento le laviamo.
Dovremmo fare la stessa cosa anche con l’oliera, sia per una questione di igiene sia perché l’olio che rimane per anni nell’oliera sicuramente non ha un buon sapore e va a contaminare l’olio extravergine d’oliva nuovo.

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Autrice

Marianna Travaglini

Agricoltrice appassionata di natura, agroalimentare, cultura popolare e sostenibilità e assaggiatrice professionista di olio extravergine di oliva.

Gli assaggiatori professionisti di oli da olive vengono formati per riconoscere un olio extravergine di oliva da un altro tipo di olio usando naso e bocca e prendono parte, ad esempio, alle analisi organolettiche degli oli durante i controlli per le frodi alimentari. Dal 2015 studio il mondo dell’olio in tutte le sue fasi, dal campo alla produzione in frantoio, fino ad arrivare alla tavola. 

Visita il mio sito web cliccando qui: troverai tutte le informazioni utili sul mondo dell’extravergine.

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